Uno degli aspetti più complicati di questa fase storica è costituito dal passaggio di fase del moto- modo di produzione capitalistico.

   La questione posta all’ordine del giorno riguarda il Venezuela e le mire fameliche dei paesi occidentali in crisi. Questi minacciano un intervento dall’esterno per aiutare la formazione di un governo che dovrebbe favorire i padroni del mondo (così essi si ritengono) nella gestione delle materie prime a prezzi a lor signori convenienti. In nome della rapina petrolifera? No, in nome – manco a dirlo – della democrazia.

   La differenza tra il vecchio colonialismo e quello odierno è piuttosto consistente, perché il vecchio si collocava in una fase espansiva e “radiosa” del modo di produzione capitalistico, mentre quello odierno è espressione di una crisi di sistema di tutto

Inutile ciurlare nel manico, la questione è seria e complicata, molto complicata; il modo peggiore di affrontarla è di usare un metodo tutto politicistico e ideologico, o peggio ancora, cercando di risvegliare le anime del passato, senza capire che l’acqua di un fiume non è mai la stessa.

   L’Europa di questi anni, e di quello che il futuro riserva ai suoi abitanti, è tutt’altra cosa rispetto ai vecchi paesi colonialisti del tempo che fu. Vale per l’Europa ed a maggior ragione per la Russia, gli Usa, la Cina, l’India, i paesi latinoamericani e quelli mediorientali. Insomma ne è passata di acqua sotto i ponti dal ‘500, dall’’800 e dallo stesso ‘900.

   Veniamo alla materia del contendere, al cosiddetto sovranismo, un termine molto in voga in questi ultimi anni

Pur se continua la lotta dei Gilet gialli è già possibile cominciare un primo bilancio e tentare di intravedere alcune linee di tendenza per il futuro. Partiamo dalle risposte fornite da Macron alle loro richieste. Le misure promesse con un decreto legge sono sostanzialmente 3:

a)      Completa defiscalizzazione degli straordinari. Già era previsto di tagliare i contributi sociali a carico dei dipendenti e dei datori di lavoro;

b)      Aumento dello stipendi minimo di 100 euro al mese senza ricarico per i datori di lavoro;

c)      Defiscalizzazione completa delle pensioni sotto i 2000 euro mensili.

   Come dire: un medicamento peggiore del male, come versare del sale su una ferita. Ma si sa, i reazionari sollevano un macigno per farselo ricadere poi sui piedi, per dirla con il vecchio e saggio Mao. In realtà si tratta di provvedimenti che non tengono per niente in conto

  La domanda che l’uomo della strada si pone è: come mai cadono i ponti costruiti 50, 60 o 70 anni fa e restano in piedi quelli costruiti ben oltre 2000 anni fa? Eppure – si chiede ancora – le moderne tecnologie sono ben superiori a quelle dei millenni precedenti.

  Provino, lor signori scienziati ed economisti di grido, senza cincischiare troppo, a rispondere con serietà. Non possono rispondere, perché

«Eccolo! Finalmente lo abbiamo preso il criminale comunista! In carcere a scontare l’ergastolo! Cesare Battisti, il simbolo del terrorismo italiano durante gli anni di piombo è stato consegnato alle nostre autorità. Giustizia è fatta!».

   Diciamoci la verità: una classe sociale che si accanisce intorno a un fantasma del passato mostra di non avere futuro, cerca di consumare le ultime risorse respiratorie per esorcizzare la paura, quella paura che nasce dalle profondità di una crisi di un sistema sociale che è durato anche troppo e che ha camminato sui morti, sulle stragi quotidiane per estorcere plusvalore e accelerare continuamente l’accumulazione e lo sviluppo capitalistico.

   L’individuo è nulla di fronte ai processi

  Sedici morti in tre giorni nella calura agostana, impolverati e fradici di sudore, stracchi di fatica per la raccolta dell’oro rosso. Stipati in furgoni di fortuna alla mercé di caporali al servizio di sua maestà invisibile: il dio Capitale, un sistema sociale sviluppato dall’uomo quale risultato della sua arroganza, della sua brutalità, della sua prepotenza, della sua voglia di prevalere, di dominare, in una parola della sua bestialità. Ecce homo! Altro che chiacchiere! Ecco l’uomo.

“Così dunque il tempo modifica la natura del mondo, […]

Impotente a produrre ciò che prima poteva, ma capace

di creare quel che prima non poteva”

Tito Lucrezio Caro

 

   Che succede in Francia? Una protesta spontanea di comuni cittadini che indossano gilet gialli come segno di identificazione e scendono in piazza bloccando strade, autostrade, centri urbani e addirittura depositi di carburante e raffinerie. Il motivo è fornito dall’aumento del prezzo dei carburanti, ma poi strada facendo diventa un movimento di opposizione contro le élite e contro la riduzione del potere d’acquisto, contro le tasse e le imposte, i salari troppo bassi e i servizi pubblici non abbastanza efficienti. Altrimenti detto: è lo scoppio improvviso di un malessere che covava sotto la cenere. 

   Sgomento e frustrazione fra i commentatori dei notiziari, la stampa

Con pazienza cerchiamo di spiegare le cause e i possibili sbocchi dell’attuale caos. Lo facciamo partendo dall’interrogativo che si poneva Boccia, presidente della Confindustria, all’Assemblea annuale di quella potente associazione: «possiamo hic et nunc vincere la sfida della competitività con i nostri partner/concorrenti […] con un blocco sociale sul quale poggia la stessa idea della modernità italiana. Il guaio è che», recita il salernitano don Vincenzo, «questa constitiency dell’impresa e del lavoro, nonostante valga almeno 15-16 milioni di voti, si scopre fragile». Come a dire: perché quello che può essere non è? E’ la classica domanda dell’impotenza dell’individuo che non vuol capire le ragioni vere, cioè le cause dei fenomeni e cerca di rincorrere i propri desideri.  

   Ora, i 15-16 milioni di voti

   In tempi caotici – come quelli che stiamo attraversando in questi anni - succede di tutto, addirittura che l’Onu che ha garantito il bombardamento contro mezzo mondo da parte dell’Occidente, vuole inviare ispettori in Italia per verificare il livello di razzismo e di discriminazione nei confronti degli immigrati.  Una vera e propria perla di difesa dei diritti umani. Com'è possibile, si sta capovolgendo il mondo? Ma come, un vero e proprio covo di briganti (come Lenin chiamava La società delle Nazioni che precedette l’Onu) che diventa all'improvviso un club di misericordiosi votati alla provvidenza umana? Bah, vacci a capire qualcosa.

I risultati delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 segnano certamente una rottura con gli scenari sin qui succedutisi negli oltre 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Chi volge lo sguardo altrove, senza intrattenersi sul suo significato, sbaglia, non coglie nelle elezioni di questo periodo in Occidente l’espressione del cambio di fase del movimento della storia senza uguali nei decenni precedenti. Comunque la si pensi, bisogna tener conto del fatto che le elezioni sono un termometro della febbre sociale che si esprime con un simbolo su una scheda.