Il peggior servizio che si possa prestare a un grande evento sociale, di portata storica, come quello in Russia nei primi anni del XX secolo è di renderlo un mito. I miti la storia li disvela per quel che sono, crollano evidenziando l’imponenza del grande evento.

   La rivoluzione russa non comincia nel 1917, ma nel 1861, con la cosiddetta abolizione della servitù della gleba. Si trattava di un’abolizione formale – nel senso che il bracciante agricolo non era più vincolato al diritto di proprietà del padrone del fondo feudale. Sul piano sostanziale però i servi avevano avuto la possibilità di acquistare pezzi di terra – i peggiori ovviamente – e a condizioni capestro sia dallo Stato che dagli ex proprietari. In questo modo i servi divenuti formalmente titolari di un lotto di terra erano costretti a pagare la quota per l’acquisto o allo Stato, o all’ex proprietario, o   alle banche che avevano finanziato l’acquisto. Il povero contadino

Poche note sugli ultimi avvenimenti in Europa: elezioni in Francia, in Germania, richiesta referendaria per la secessione in Spagna, l’approssimarsi delle elezioni regionali e politiche in Italia e così via. 

   Nel commentare i fatti di questo periodo mi sono posto questa domanda: a chi parlare? Mi sono dato questa risposta: al vento, si, al vento che nonostante le apparenze si presenta come una novità storica dagli esiti sconvolgenti. Un vento nuovo, complicato, scoraggiante e incoraggiante al tempo stesso, da leggere con metodo materialistico, duro da digerire per i palati ideologici e per chi è appiattito sul presente senza capire la messa in discussione di un intero equilibrio sin qui consolidato da quello che Marx definì modo di produzione capitalistico. Si tratta di scossoni che destabilizzano il cuore di questo modo di produzione, cioè l’Occidente

Prendo spunto dall'arresto e dalla scarcerazione di Aldo Milani per affrontare un tema molto complesso.  

   Premesso che era da difendere il compagno Aldo Milani come militante comunista da sempre schierato per la causa degli oppressi e sfruttati; premesso ancora che il suo arresto e le motivazioni che stanno dietro sono da ritenere una ignominiosa macchinazione degna di un moderno Stato democratico, veniamo alla questione seria da affrontare, cioè il rapporto tra la militanza rivoluzionaria comunista e il movimento di massa nella doppia relazione: sindacale e politica.

Non da oggi la questione degli immigrati è una questione centrale nel dibattito politico. Fiumi di inchiostro per “analizzare” il fenomeno e non mancano, ovviamente, proposte per risolvere il problema. Ma sempre dal punto di vista di chi quel fenomeno lo “subisce”. Il mio punto di vista differisce anche da chi da sinistra e dall’estrema sinistra lo affronta con la testa per terra e le gambe all’aria.

   E’ noto anche a chi

Che uno stato democratico, meschino e allo sbando rispetto ai suoi stessi valori che proclama ai quattro venti, arresti un militante di un piccolo sindacato che da anni difende gli ultimi, cioè i più sfruttati, i più oppressi, i più offesi, la dice lunga, molto lunga sulla natura della fase a cui stiamo andando incontro. Che il mandato di arresto rechi qualsiasi tipo di addebito, oltre la vera ragione per cui è stato arrestato, non fa che dimostrare la pochezza politica dello stato nel mascherarsi dietro ignominiose accuse pur di difendere gli interessi del più forte, cioè dei padroni della Logistica che cercano a tutti i costi di stare a galla nella concorrenza, scaricando i costi della crisi sui più deboli, cioè i lavoratori.

Ma chi è Macron? Si domandano in tanti. Semplice la risposta: un burattino al servizio delle paure del popolo francese atterrito dalla crisi. E lui non fa niente per nasconderle e, pur rappresentando i poteri tutt’altro che deboli, si rivolge anche ai deboli, a differenza dell’odiosa signora sua concorrente, impaurito che questi possano ribellarsi, e si rifugia sotto il manto protettivo della professoressa che per età gli fa da mamma. Un giovane brillante? Ma va là, va là.

   Chi è la signora Le Pen?

A La Gabbia

Egregio direttore,

seguo spesso la sua trasmissione e più di una volta mi sono ripromesso di scriverle, ma mi sono sempre frenato per un pregiudizio nei confronti dei talk show in generale e perché non si ha la possibilità di riuscire a svolgere un ragionamento compiuto. Provo a superare il pregiudizio, perché tentato dal nullismo teorico e politico di certi personaggi, in modo particolare di quelli che si richiamano alla sinistra e peggio ancora passano per filosofi di prima e seconda generazione: Toni Negri e Fusaro, tanto per essere chiaro. Lei ha anche ospitato Yanis Varoufakis definendolo di livello superiore rispetto a quello che offre il mercato italiano, ricordo perfettamente la sua battuta: “ad averli personaggi come lui”. E’ vero, è talmente povero il mercato italiano che riesce a far apparire come un gigante Massimo Cacciari.

La tosse non la si può a lungo nascondere, recita un famoso adagio popolare, e applicato alla questione degli immigrati è più vero che mai. I titoli dei mezzi di informazione si sprecano sulla polemica nientepopodimeno che fra lo scrittore Roberto Saviano e Luigino Di Maio, vicepresidente della Camera dei deputati, sul ruolo delle ONG (Organizzazioni Non Governative) circa lo sbarco degli immigrati sulle coste dell’Italia meridionale e in Sicilia in modo particolare.  Il punto è che

   Giorgio Cremaschi, ex membro di segreteria nazionale della Fiom Cgil oggi in pensione, spesso invitato nei talk show quale voce del dissenso sindacale e politico, torna con una nuova presa di posizione sull’articolo 18 e sui referendum manifestando perplessità sulle decisioni della Corte costituzionale. Ora, che le costituzioni democratico-borghesi siano l’organo del brigantaggio borghese nei confronti del proletariato è un fatto risaputo perlomeno dalla rivoluzione francese. Dal punto di vista borghese Napoleone definì bene il concetto: la legge è uguale per tutti, ma non è detto che tutti debbano essere uguali. Difatti il principio “La legge è uguale per tutti” è fatta proprio per ingannare le disuguaglianze sociali, cioè gli oppressi, gli sfruttati, i più deboli.

La storia dei teorici del movimento operaio è caratterizzata fondamentalmente da tre tentativi: a) l’analisi del modo di produzione per capire e spiegare attraverso quali meccanismi avviene lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; b) indicare un’alternativa globale ad esso; c) fare delle proposte politiche rivolte agli oppressi e agli sfruttati per sottrarsi alla gabbia di acciaio (l’espressione usata da M. Weber) del capitalismo.

A sentire e guardare i mezzi di informazione in questo periodo in Italia (e non solo) su quanto sta accadendo in Siria non si riesce a capire la natura, ovvero i motivi che stanno scatenando la carneficina in quel paese, o ancora per meglio dire, secondo le cancellerie occidentali tutto sarebbe dipeso dal criminale Assad e dal suo maggiore alleato, la Russia di zar Putin, i quali starebbero massacrando gli innocenti oppositori che a mani nude si battono contro il dittatore.