Un nuovo fatto di ordinaria criminalità compiuto nei confronti degli immigrati, quello di utilizzare l’episodio della “forzatura del blocco navale” da parte di Carole Rachete con la Sea Watch 3, per attaccare gli immigrati con una violenza pari alle forze politiche di destra, che Salvini ben sintetizza.

   Nessuna meraviglia, ci mancherebbe, se una Meloni invoca l’affondamento della nave incriminata; quando si dice che l’animo femminile è più sensibile, più umano, perché materno, ovvero la quota rosa della carognata. Non che ci voglia molto per provare disprezzo per Salvini, Meloni et similia. Qualche domanda andrebbe posta anche al M5S, ma è tempo perso, sono troppo stretti nella morsa che il potere, quello vero, dell’economia del paese, gli ha stretta al collo. 

  È perfettamente inutile disquisire sulle leggi dei mari e dei porti, sui diritti territoriali o umani, non è mestiere di chi è di parte, da entrambe le parti: tra chi difende comunque il diritto dei più deboli contro chi si affanna a sputare su di essi, a vivere della loro miseria, del loro sfruttamento, del loro lavoro.  

   Trafficanti di esseri umani?

Esattamente un anno fa pubblicavo un articolo dal titolo: Caos Italia, ovvero la rivolta del ceto medio. A distanza di un anno con i risultati delle elezioni europee viene confermata la tesi di fondo. Ovvero il ceto medio, cioè un insieme di categorie sociali cresciute a dismisura durante gli anni di crescita dell’accumulazione capitalistica, con la crisi non trovano più spazio nel modo di produzione e si ribellano. 

   Quando ho pensato di scrivere queste note mi sono posto una domanda: chi è l’interlocutore al quale mi devo rivolgere? In che modo si può parlare da vecchio militante di estrema sinistra a chi – privo di schema ideologico – come centinaia di migliaia di giovani, proletari e non, occupati, precari o disoccupati che hanno visto nel M5S un faro nella notte e lo hanno supportato fino a farlo diventare il primo partito italiano in soli 10 anni? Non mi nascondo dietro il dito: la risposta è molto complicata.

«Eccolo! Finalmente lo abbiamo preso il criminale comunista! In carcere a scontare l’ergastolo! Cesare Battisti, il simbolo del terrorismo italiano durante gli anni di piombo è stato consegnato alle nostre autorità. Giustizia è fatta!».

   Diciamoci la verità: una classe sociale che si accanisce intorno a un fantasma del passato mostra di non avere futuro, cerca di consumare le ultime risorse respiratorie per esorcizzare la paura, quella paura che nasce dalle profondità di una crisi di un sistema sociale che è durato anche troppo e che ha camminato sui morti, sulle stragi quotidiane per estorcere plusvalore e accelerare continuamente l’accumulazione e lo sviluppo capitalistico.

   L’individuo è nulla di fronte ai processi

 

   Con l’approssimarsi della scadenza elettorale del 26 maggio si ripresenta, per la sinistra, una nuova occasione per discutere della spinosa questione sindacale. Lo spunto viene offerto, questa volta, dall’appello unitario firmato da Confindustria e Cgil Cisl Uil, ovvero – ancora a tutt’oggi – i sindacati maggiormente rappresentativi. Come è possibile, perché due controparti firmano un appello unitario, cosa unisce padroni e operai, borghesi e proletari? Perché cadere così in basso, si chiedono addirittura certe formazioni di estrema sinistra? Evidentemente c’è qualcosa che non va, o tra i sindacati confederali oppure fra quanti non hanno chiara la natura del sindacato, la natura del capitalismo e innanzitutto il modo di vivere del proletariato nel capitalismo.

“Così dunque il tempo modifica la natura del mondo, […]

Impotente a produrre ciò che prima poteva, ma capace

di creare quel che prima non poteva”

Tito Lucrezio Caro

 

   Che succede in Francia? Una protesta spontanea di comuni cittadini che indossano gilet gialli come segno di identificazione e scendono in piazza bloccando strade, autostrade, centri urbani e addirittura depositi di carburante e raffinerie. Il motivo è fornito dall’aumento del prezzo dei carburanti, ma poi strada facendo diventa un movimento di opposizione contro le élite e contro la riduzione del potere d’acquisto, contro le tasse e le imposte, i salari troppo bassi e i servizi pubblici non abbastanza efficienti. Altrimenti detto: è lo scoppio improvviso di un malessere che covava sotto la cenere. 

   Sgomento e frustrazione fra i commentatori dei notiziari, la stampa

   Uno degli aspetti più complicati di questa fase storica è costituito dal passaggio di fase del moto- modo di produzione capitalistico.

   La questione posta all’ordine del giorno riguarda il Venezuela e le mire fameliche dei paesi occidentali in crisi. Questi minacciano un intervento dall’esterno per aiutare la formazione di un governo che dovrebbe favorire i padroni del mondo (così essi si ritengono) nella gestione delle materie prime a prezzi a lor signori convenienti. In nome della rapina petrolifera? No, in nome – manco a dirlo – della democrazia.

   La differenza tra il vecchio colonialismo e quello odierno è piuttosto consistente, perché il vecchio si collocava in una fase espansiva e “radiosa” del modo di produzione capitalistico, mentre quello odierno è espressione di una crisi di sistema di tutto

   In tempi caotici – come quelli che stiamo attraversando in questi anni - succede di tutto, addirittura che l’Onu che ha garantito il bombardamento contro mezzo mondo da parte dell’Occidente, vuole inviare ispettori in Italia per verificare il livello di razzismo e di discriminazione nei confronti degli immigrati.  Una vera e propria perla di difesa dei diritti umani. Com'è possibile, si sta capovolgendo il mondo? Ma come, un vero e proprio covo di briganti (come Lenin chiamava La società delle Nazioni che precedette l’Onu) che diventa all'improvviso un club di misericordiosi votati alla provvidenza umana? Bah, vacci a capire qualcosa.

Inutile ciurlare nel manico, la questione è seria e complicata, molto complicata; il modo peggiore di affrontarla è di usare un metodo tutto politicistico e ideologico, o peggio ancora, cercando di risvegliare le anime del passato, senza capire che l’acqua di un fiume non è mai la stessa.

   L’Europa di questi anni, e di quello che il futuro riserva ai suoi abitanti, è tutt’altra cosa rispetto ai vecchi paesi colonialisti del tempo che fu. Vale per l’Europa ed a maggior ragione per la Russia, gli Usa, la Cina, l’India, i paesi latinoamericani e quelli mediorientali. Insomma ne è passata di acqua sotto i ponti dal ‘500, dall’’800 e dallo stesso ‘900.

   Veniamo alla materia del contendere, al cosiddetto sovranismo, un termine molto in voga in questi ultimi anni

Pur se continua la lotta dei Gilet gialli è già possibile cominciare un primo bilancio e tentare di intravedere alcune linee di tendenza per il futuro. Partiamo dalle risposte fornite da Macron alle loro richieste. Le misure promesse con un decreto legge sono sostanzialmente 3:

a)      Completa defiscalizzazione degli straordinari. Già era previsto di tagliare i contributi sociali a carico dei dipendenti e dei datori di lavoro;

b)      Aumento dello stipendi minimo di 100 euro al mese senza ricarico per i datori di lavoro;

c)      Defiscalizzazione completa delle pensioni sotto i 2000 euro mensili.

   Come dire: un medicamento peggiore del male, come versare del sale su una ferita. Ma si sa, i reazionari sollevano un macigno per farselo ricadere poi sui piedi, per dirla con il vecchio e saggio Mao. In realtà si tratta di provvedimenti che non tengono per niente in conto

  La domanda che l’uomo della strada si pone è: come mai cadono i ponti costruiti 50, 60 o 70 anni fa e restano in piedi quelli costruiti ben oltre 2000 anni fa? Eppure – si chiede ancora – le moderne tecnologie sono ben superiori a quelle dei millenni precedenti.

  Provino, lor signori scienziati ed economisti di grido, senza cincischiare troppo, a rispondere con serietà. Non possono rispondere, perché